mercoledì 8 dicembre 2004

Go Jerry, go 1

La pubblicità degrada l’intelligenza dei consumatori semplicemente perché la gente che la fa è spesso stupida come la gente a cui crede di rivolgersi. L’industria della pubblicità è piena di teste vuote.

La pubblicità della DDB porta con sé la sensazione che il consumatore non sia quell’idiota che deve essere trattato come un bambino. La gente oggi è più sofisticata.

Non capisco perché negli spot e negli annunci non si possa parlare come si parla davvero.

Si dice che la buona pubblicità venga da un buon prodotto. Correggere: la buona pubblicità si realizza più facilmente quando hai un buon prodotto.

La qualità della maggior parte della pubblicità dipende davvero da ciò che deve essere detto.

Il management (d’agenzia, nota mia) chiama un povero ragazzo e gli dice così: “Come sai, abbiamo appena perso un cliente che valeva 15 milioni di dollari, e i tuoi centosessanta dollari la settimana stanno tra noi e la sopravvivenza.” (Poi lo licenziano, nota mia)

In ogni grande agenzia a cui la fortuna gira le spalle si installa un sentimento di noia e tutto prende un gusto di marcio.

Quando uno è a spasso, le prova tutte. Il primo passo è diventare un consulente.

Noi siamo in un campo molto influenzato dalla moda. Cioè quello che quest’anno è stile, il prossimo non lo puoi vendere.

L’anzianità non conta niente, non siamo mica alle ferrovie.

In realtà io non credo che il creativo abbia paura di perdere il posto per un capriccio dell’agenzia, ma c’è una cosa che lo manda fuori di testa: la paura di perdere il proprio talento.

(continua)

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