martedì 24 gennaio 2006

How advertising works (work in progress)

Domanda da un milione di dollari: come funziona la pubblicità? I classici fiumi di inchiostro sono stati versati e si verseranno sull’argomento: ricercatori, accademici, brand managers, pubblicitari, ciascuno dal proprio punto di vista ha dato una risposta, più o meno codificata e praticabile.

Lo studio che vi segnalo non ha pretesa di completezza (tutt’altro) ma illustra in modo comprensibile alcuni modelli di funzionamento della pubblicità, soffermandosi su

1. Gerarchia degli effetti (in particolare, il modello AIDA)

2. FCB grid

e mostrandone l’applicazione su campagne uscite.

La ricerca è stata condotta da Tim Glowa nel 2002 e potete scaricarla gratuitamente: Advertising process models (pdf).

Una cosa è certa: è impossibile costruire il modello di funzionamento definitivo, ideale per ogni tipo di mercato ed efficace con ogni target. Le diverse discipline coinvolte (dalla psicologia alla semiotica, dall’economia alla nuovissima neuroscienza) porteranno ad una sempre maggiore integrazione degli approcci ma la strada da percorrere è ancora lunga.

Ciò che come creativo trovo stimolante in questo tipo di studi è sapere che destino attende la mia idea, come verrà interpretata e se avrà, possibilmente, un minimo di efficacia. E’ conoscere il contesto in cui il mio messaggio si muove.

4 commenti:

Stefano Battistelli ha detto...

Interessante risorsa... come sempre d'altronde!

p.s.
votantonio votantonio votantonio

marco fossati ha detto...

grazie stefano...ho in serbo un altro paio di risorse sul tema...

ps
votantonio votantonio votantonio

luca vergano ha detto...

Ciao Marco...

forse in quanto planner dovrei essere contento che tutti questi strumenti "blindino" l'idea.
Ma, avendo partecipato a tantissimi focus e a tantissime ricerche, sono sempre più dell'idea che siano più rischiose che altro se servono come metro di giudizio.
Possono servire come stimolo, come strumento per andare a fare "correzioni di rotta" per così dire.

Ma - almeno qui in Italia - molto spesso diventano paraventi dietro cui l'azienda (o l'agenzia) si nasconde.

A questo proposito ti mando questo articolo interessante (che magari conosci già):

http://www.businessweek.com/magazine/content/05_46/b3959145.htm

Non so... mi sembra che da un lato si dica sempre "meno contenuti di prodotto, più valori emotivi" e dall'altro si cerchi la formula algebrica per l'annuncio vincente.

Che dici tu?

Luca
http://www.lucavergano.com

marco fossati ha detto...

queste generalizzazioni o tentativi di modellizzazione da una parte cercano di spiegare come funziona la pubblicità dall'altro cercano di fornire ai practitioners degli strumenti per operare.
trovo culturalmente (e sociologicamente) rilevante cercare di descrivere come funziona la pubblicità (ci viviamo dentro...)
quanto all'uso spesso distorto e totalizzante che se ne fa nella pratica non posso che essere d'accordo con te.
questi strumenti analitici e strategici servono a prenderle le decisioni non sono decisioni in sé. anche perché, come segnali, spesso conducono all'appiattimento e come dice bill bernbach: se nessuno nota la tua pubblicità tutto il resto è accademia.

l'articolo non lo conoscevo e lo leggerò. grazie

Related Posts with Thumbnails