martedì 15 dicembre 2009

Da leggere -I quartari, effimeri e gergali

Saccheggio ancora Luciano Bianciardi, dalla raccolta Chiese escatollo e nessuno raddoppiò Diario in pubblico 1952-1971, Baldini & Castoldi. L'articolo s'intitola I Quartari: ne copioincollo un pezzo:

(...)

Le attività terziarie sono oggi le meglio retribuite: così si spiega l'onda crescente e continua, dalle primarie alle secondarie (spopolamento della campagna) e da queste alle terziarie. Ma il flusso non pare che si fermi qui. Stiamo infatti assistendo al sorgere di attività nuove, mai finora esaminate scientificamente, e che noi chiameremo quartarie.Trattandosi di un'indagine completamente nuova, non è facile una definizione delle attività quartarie. Sarà quindi bene procedere empiricamente indicando alcune fra le più note e più fortunate professioni nuove.

Il posto d'onore toccherà alla professione del pubblicitario: costui non produce, non trasforma, non scambia, ma stimola, aiuta, consiglia. “Tecnico pubblicitario”, si legge infatti nell'ordinamento della scuola apposita, “è colui che è in grado di prestare la propria consulenza per la migliore riuscita di qualsiasi manifestazione pubblicitaria.” (La professione di chi insegna in detta scuola, di chi consiglia i futuri consulenti, di chi aiuta i futuri aiutatori e sollecita i sollecitatori dell'avvenire, potrebbe classificarsi quintaria, ma per il momento lasciamo correre).

Subito dopo ecco “l'industrial designer” (non si è ancora trovato un termine italiano che traduca con esattezza dall'americano) che fa da pronubo alle nozze fra industria e arte. Il “public relation man” (manca anche in questo caso l'equivalente italiano) teorizza invece le strette di mano e le pacche sulle spalle. C'è il tecnico dell'imballaggio, specialista nell'incartare alcunché, dalle caramelle alle locomotive. L'arredatore, il grafico e il vetrinista teorizzano anch'essi: rispettivamente casseruole, coperte e tende. A tutti e tre spetta ormai il titolo di “architetto” (e intanto non ci son case a sufficienza). Difficile dire se presti attività quartaria anche il regista di teatro. Ci sarebbero poi i ricercatori di mercato e i ricercatori motivazionali, ma sulla loro professione non abbiamo fino ad oggi sufficiente documentazione.

Tutte queste professioni hanno almeno due aspetti in comune. Uno esterno, ed è il linguaggio, incomprensibile ai profani. Sull'esempio sommo, forse, della chiesa cattolica, che non ha mai smesso il latino. Per esempio, nella lingua degli arredatori “piano d'appoggio” significa “tavolo”; mentre i “public relation men” dicono “follow up” per significare ”batti il ferro quando è caldo”.

Il gergo dà a queste professioni un alone misterioso, secondo una tecnica non ignota agli stregoni delle tribù primitive. L'altra caratteristica comune a suddette attività quartarie è questa: non esistevano dieci anni or sono e potrebbero cessar di esistere, senza danno per nessuno, tranne che per gli “architetti”, che rimarrebbero senza lavoro.

Come tutte le professioni, anche queste di tipo quartario sono difficili: bisogna imparare il gergo, farsi credere indispensabili e trovare qualcuno che lo creda. La fatica pare che non sia poca.

L'Avanti!, 19.5.1959

2 commenti:

Fabrizio Cotza ha detto...

Qualcuno li chiama i "colletti d'oro", dopo quelli blu e quelli bianchi...

marco fossati ha detto...

oggi sti colletti son di bronzo, quando va bene

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