lunedì 21 aprile 2014

Storie -Collett Dickenson Pearce: lenta, arrogante, costosa?

Tony Brignull, Sir Frank Lowe, Sir Alan Parker, John Salmon e Alan Waldie rispondono a un po' di domande su una delle agenzie inglesi più importatnti e creative: CDP Collett Dickenson Pearce. Presiede Anthony Simonds-Gooding, D&AD Chairman ed ex cliente CDP.



mercoledì 16 aprile 2014

La pubblicità secondo Bob Hoffman (the ad contrarian)

Bullshit is more insidious than lying, often people who bullshit don't know what the truth is and don't care.

We are so obsessed with what channel/medium we should use. We have to get back to great ideas.

sabato 12 aprile 2014

La pubblicità secondo Luigi Ghirri

Io non parto mai con il presupposto di fare o di dire male di qualcosa. 
L.G.

























Preferisco [...] provocare lo stupore, più che con invenzioni sensazionali e mai viste prima, giocando con le memorie, con le storie già scritte, con l’immaginario delle persone. Ho sperimentato molto sull’immagine e molto meno sull’oggetto.
L.G.


















Io preferisco questa interrogazione continua su quello che si deve vedere e quello che non si deve vedere. 
Mostrare come ci sia sempre nella realtà una zona di mistero, una zona insondabile che secondo me determina anche l’interesse dell’immagine fotografica.
L.G.


























L’idea fondamentale di Ghirri applicata alla foto è quella della proiezione affettiva: lo sguardo come incontro con le cose, verso cui si dirige una nostra tendenza intima. Non esiste foto di Ghirri che si offra come pura documentazione.
Gianni Celati






















Testi tratti da:
Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia, Quodlibet 2010. Lezioni tenute tra il 1989 e il 1990 all'Università del Progetto di Reggio Emilia.

Immagini da:
Luigi Ghirri, il precursore di Instagram
Kodachrome
Reception
Mia Fair Milano

martedì 8 aprile 2014

Segno o son desto? La pubblicità come "discorso morale"

Emanuele Coccia
Per quanto paradossale possa apparire questa tesi è la pubblicità oggi a farsi carico di questa funzione cosmogonica. E' la pubblicità che "fa mondo": fa l'inventario delle cose, così come esse appaiono, le nomina individualmente per nome e cognome (non ci parla di una generica "zuppa al pomodoro", ma della Campbell's Soup); le descrive, le ordina, le cataloga, prova ad esplicitare il valore di ogni cosa, il suo bene.

Attraverso la pubblicità, anche se in maniera maldestra e sempre incompleta, le nostre città provano a passare dal disordine all'ordine e soprattutto a cogliere ogni volta la bellezza che sta nelle cose: c'è uno splendore della reificazione che è la forma più radicale dell'essere-nel-mondo, senza vie di uscita. 

Dobbiamo imparare a strappare alla pubblicità la verità che essa custodisce e non smette di gridare. Non smettiamo di cercare e trovare bellezza nelle cose e attraverso le cose: una sciarpa, una camicia, una giacca, ma anche un rasoio, dei pigmenti in polvere, una crema.

Il bene è nelle cose, perché tutte le cose sono il nostro ornamento. Esse sono, alla lettera, il nostro mondo.

Il bene nelle cose, Emanuele Coccia, 2014, il Mulino.

Una recensione di Maurizio Ferraris: Perché le cose ci rendono felici.

lunedì 7 aprile 2014

La pubblicità secondo Bruno Munari

Al Museo del Novecento di Milano c'è la bella mostra "Munari Politecnico". Si può visitare fino al 7 settembre 2014.

Ecco tre "opere pubblicitarie" del grande designer, più volte menzionato in questo blog.

1950, impermeabili Pirelli. Bozzetto: collage, tempera e matita su cartoncino.

































1953, suole Coria. Cartello vetrina.

































1964, manifesto: "Declinazione grafica del nome Campari". Fu realizzato in occasione dell’inaugurazione della prima linea della Metropolitana Milanese. L’opera è esposta al Modern Art Museum di New York.

















Dal sito di Daniele Bresciani, prendo questo grafico che descrive il metodo progettuale di Bruno Munari.












Fonte immagini: Archivio Storico Fondazione Pirelli ed Enrico Porro.


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