venerdì 17 ottobre 2014

In pratica -Un enorme consiglio di Emanuele Pirella (per scrivere titoli)

D'accordo le formulette all'americana pronte all'uso. D'accordo le best practice dei social, gli status e i tweet, le keyword del seo e compagnia bella... D'accordo tutto. Però.

Però, leggete e praticate anche questo consiglio di Emanuele Pirella (che risponde a una domanda di Silvio Saffirio*).

In passato hai dichiarato che quando scrivi fai sempre riferimento a grandi autori della letteratura. E' ancora così?

Direi di sì. Quando si tratta di scrivere dei titoli. A mio avviso, ciascun prodotto ha un suo territorio linguistico di riferimento. Per ogni campagna pubblicitaria ricorro a un autore che mi sembra appropriato. Così anche oggi dico ai miei ragazzi di ispirarsi a Baudelaire per un profumo, per puro esempio, a Marinetti per un'auto, o a Bufalino per un vino siciliano.



*Gli anni ruggenti della pubblicità, Silvio Saffirio, Instar libri, 2010.


emanuele pirella pubblicità


emanuele pirella copywriting



sabato 11 ottobre 2014

Creatività e dintorni 80 -L'irriverenza di Sir John Hegarty

Sfidare lo status quo, osare humor, essere irriverenti... questo consiglia Sir John Hegarty per realizzare qualcosa di veramente creativo.



Un'altra utile stimolante lecture di Hegarty è quella alla Design Indaba Conference 2013. Guardatela!

"Irreverence" (pdf) è la trascrizione di una chiacchierata fatta nel 1993 alla Royal Society of Arts.
(Fonte: Dosage)


lunedì 22 settembre 2014

La pubblicità secondo Alberto Breccia

I vecchi come me, che hanno amato e ancora leggono con gusto le historietas di Alberto Breccia, forse apprezzeranno questa pubblicità del vino Crespi, illustrata dal Maestro argentino (1967).
































Fonte immagine.


Un'intervista tradotta in francese.


domenica 14 settembre 2014

In pratica -99 cose che so sull'art direction, grazie a David Bell

Non c'è due senza tre. David Bell ripubblica la memorabile presentazione, aggiornata ad uso degli studenti dell'ADMA Creative School. E per la terza volta, 33 things I know about art direction a noi piace. Tantissimo.


martedì 2 settembre 2014

Da leggere -C'ero una volta, Lele Panzeri

Parole e immagini

Confesso di essere un art director con una spiccata passione per le parole. 

Una campagna la si ricorda molto di più per quello che dice, piuttosto che per quello che mostra. 

Le immagini invecchiano prima, sono più esposte alle intemperie.

Su un'immagine le rughe che il tempo lascia sono molto più visibili.

Un bel titolo di vent'anni fa continua ad essere un bel titolo.

Un bel visual di vent'anni fa oggi probabilmente fa ridere.

Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi copywriter, lo ammetto, e forse sono stato viziato da queste frequentazioni.

E poi, diciamocelo, le banche immagini alle quali sempre più spesso si ricorre hanno letteralmente devastato la parte più creativa ed immaginativa di un art director.

Gli art director di oggi non usano più il pennarello e contemporaneamente non sanno usare bene neanche il computer.

La loro professionalità rimane irrimediabilmente schiacciata dalla voglia di presentare a un cliente la cosa più definita possibile.

Gli art director stanno lentamente diventando svogliati ricercatori iconografici e degli svogliati impaginatori di basse.

Questo in linea generale, fatte salve le solite notevoli eccezioni riguardanti quelli che sanno fare le uova.

Del computer poi, non ne voglio neanche parlare.

Lele Panzeri: art director, patafisico.

E non va meglio per i copywriter.

I testi sono sempre più scarni e più piccoli, a volte al limite della leggibilità.

Sembra che le parole si siano ritirate da qualche parte in attesa di tempi migliori.

Eppure, io dico che nelle parole c'è una carica esplosiva molto maggiore che nelle immagini.

E' necessario che i copywriter tornino ad accendere le micce.

Che comprino lo Zippo, perdindirindina!



C'ero una volta, Lele Panzeri, Blonk Editore.


Fonte immagine.
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