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venerdì 12 agosto 2022

La pubblicità secondo Sempé (Tchic super deodorant)


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 "Va bene. Va molto bene, ma bisogna far capire in qualche modo che è anche di sinistra."

 

Fonte immagine: artnet.

lunedì 19 giugno 2017

La pubblicità secondo Marcello Marchesi 2

Mi trovavo ad un meeting. Si trattava di un nuovo dentifricio che non avendo alcuna particolare qualità, bisognava lanciare come un dentifricio di gran classe, per un pubblico di gran classe. Prezzo alto. Confezione di lusso. Nessun concorso. 
 
Un manifesto con lui in smoking. Lei in abito da sera. Dalla finestra si vedeva, in lontananza, una caccia alla volpe. In primo piano un candeliere d'argento. Da qualche parte una tenda di velluto rosso. Qualcuno propose "Dental Cream pour l'élite". Niente parole straniere. Pubblico di gran classe ma analfabeta. Un altro ripiegò su "Il dentifricio che più piace a chi più esige" dopo essere passato attraverso "Il dentifricio che esige clienti esigenti". Troppe esigenze. 

Il solito account propose "Il dentifricio che vi distingue". Era uno slogan che proponeva sempre. "La lavatrice che vi distingue". "La lametta che vi distingue". Per tutti i prodotti. Senza distinzione.

Io avevo nella mia borsa la carta vincente ma aspettavo a tirarla fuori. 
Per stimolare le nostre capacità inventive, ci fecero assaggiare il dentifricio.
Strizzarono bianchi vermetti su piattini e noi, con il dito, ne passammo una puntina sulla lingua. Sapeva di dentifricio. Ma di dentifricio quando manca all'improvviso l'acqua, lo spazzolino s'aggruma e la schiuma si incrosta sulle labbra che diventano quelle di un clown. Arrivarono poi i dentifrici della concorrenza. Dovemmo assaggiarli tutti. 


Dopo tre ore, con la bocca che sapeva di otturazione provvisoria, la lingua di velluto, il fiato farmaceutico, mi alzai e parlando a fatica, perché la punta della lingua era diventata un lampone, dissi:
"Fignori, quefta è la mia propofta". E presentai (invece del mio slogan "un nobile dentifricio per un nobile sorriso") una poesia d'amore che Lis aveva scritto per me e infilata di nascosto tra le mie carte. Una parafrasi ingenua di Neruda. E, sotto, un disegnino osceno con le parole "Io e te". 


Ci fu un attimo di perplessità generale. 

Poi ebbi una illuminazione che mi salvò. Dissi che quella era soltanto un'idea ma che secondo me era l'unica che portasse a un risultato positivo e cioè: Lui e Lei nudi. Tra i due un tubetto di dentifricio raggiante. Il tutto attraversato dalla dicitura "Io e te con lui". Ebbi un applauso. 

L'idea fu approvata all'unanimità. Ebbe inizio così l'era del nudo pubblicitario.


Da: Il malloppo, Marcello Marchesi, Bompiani, 2013






Interessato a Marchesi, copywriter?
Marcello Marchesi, quando bastava la parola...
Maioliche Intime
Marcello Marchesi, pubblicità

Battute, aforismi e calembour su aforismario.

lunedì 23 gennaio 2017

Uno spot per Dante - La pubblicità secondo Luigi Malerba

Luigi Malerba, scrittore "maliziosamente ironico" aderente al Gruppo 63, per alcuni anni fece anche il pubblicitario. L'ho scoperto recentemente incappando in questo suo pezzo pubblicato su la Repubblica del 21 maggio 1994. Lo ricopio integralmente (ma se preferite leggere la fonte, cliccate qui).

Pubblichiamo l'intervento che Luigi Malerba ha pronunciato ieri al Salone del libro di Torino al dibattito su "Letteratura e pubblicità: il testo e il messaggio".

La pubblicità è l'anima del commercio, diceva un vecchio slogan. Io vorrei affermare qui che la pubblicità è l'anima della letteratura. Dal momento che è pubblicato, un libro è un oggetto che bisogna cercare di vendere. La lettura non è indispensabile. Una volta ho teorizzato il non-lettore, determinante per il successo di qualsiasi libro.

Quando un libro è entrato in una casa finisce che qualcuno lo leggerà e se non lo legge ha fatto in ogni caso un buon acquisto perché il libro è un oggetto dove non c' è relazione fra il prezzo e il valore: con quindici o ventimila lire, ma oggi anche con mille lire, si compra la Divina Commedia. 


Negli anni Cinquanta-Sessanta mi sono occupato attivamente di pubblicità commerciale. Ho fondato una società pubblicitaria e per cinque anni ho fabbricato Caroselli televisivi e shorts pubblicitari da proiettare nelle sale cinematografiche per vari prodotti industriali, dalla benzina Supercortemaggiore (quando il poeta Leonardo Sinisgalli era capo dell' ufficio pubblicità dell' Eni), alle caramelle Dufour, ai prodotti Gazzoni con Fred Buscaglione che cantava, parodiando una sua canzone famosa, "eri piccola, piccola così" tenendo fra le dita una Pasticca del Re Sole. 

Ho capito da quella esperienza che nella pubblicità commerciale funziona meglio di ogni altro il meccanismo della associazione di idee, o nella pubblicità visiva, della associazione di immagini (pubblicità analogica). 

Se chi succhia una caramella di una certa marca possiede (nello schermo) una lussuosa barca a vela, il futuro cliente penserà come minimo che queste sono caramelle di lusso perché le consumano persone ricche e eleganti e si dirà: voglio essere in buona compagnia. Servirà a ben poco dire ai futuri acquirenti comprate queste caramelle perché hanno un buon sapore, perché non contengono coloranti, perché sono fatte con prodotti di prima qualità. Non è gran che dire che sono dolci, meglio dire che vi renderanno dolce la vita. 

No dunque alle argomentazioni, sì alle suggestioni. 

Nessuno allora mi ha offerto di fare la pubblicità di libri, ma in quel caso avrei sperimentato volentieri l'idea di offrire sogni spropositati. Nella pubblicità dei libri di solito si promettono emozioni, qualità della lettura, divertimento, (pubblicità argomentativa) tutti piaceri comuni che subito il futuro lettore pensa di potere sostituire con un pranzo al ristorante insieme agli amici. 
Mai mettersi in concorrenza con gli spaghetti. O con altri piaceri che si possono conquistare senza impegnarsi nella lettura che è sempre, oltre che un piacere (e nemmeno sempre lo è) è anche una fatica. 

Io credo che la pubblicità dei libri dovrebbe sforzarsi di far sognare il futuro lettore. 

Promettere, senza timore di esagerare, che la lettura aumenta l'intelligenza e la memoria (e lo crederanno subito i più cretini), offrire il sogno, la felicità, la bellezza - anche il Paradiso se non lo avesse già proposto il Cristianesimo - come effetti della lettura senza timore di esagerare. 

Soprattutto associare alla lettura di un libro (o meglio all' acquisto perché la lettura come ho già detto non è indispensabile) immagini di sogno come facevo io con le caramelle Dufour, come fanno le industrie automobilistiche, che di pubblicità se ne intendono, o come fa Barilla con il Mulino Bianco. 

La lettura dona la felicità e in qualche caso cancella le rughe. Chi può dimostrare il contrario? (pubblicità iperbolica). 

Sono invece contrario al terrorismo argomentativo tipo Benetton che fa parlare della pubblicità stessa e non del prodotto. I manifesti-shock di Benetton hanno fatto parlare molto della pubblicità, ma dubito che abbiano fatto vendere molti maglioni. Detto questo, io non sono contrario alla pubblicità tradizionale. Non disprezzo quello che c' è. 

I premi per esempio, anche se invece di incoraggiare la lettura di libri intelligenti anche se difficili, tendono a premiare libri che hanno già successo da se stessi o che si presume possano averlo. Il motivo è semplice. I premi vogliono fare pubblicità soprattutto a loro stessi attribuendosi poi il merito del successo del libro premiato, che in realtà ci sarebbe stato comunque. Se le vendite aumentano dopo il premio, è anche perché gli editori su un libro premiato investono volentieri decine di milioni di pubblicità. Ma già il fatto di indurre gli editori a spendere in pubblicità è un merito non da poco. 

Insomma la pubblicità è sempre utile, qualunque sia la forma che adotta. 

Per esempio i saloni o le fiere del libro come questo di Torino o quelli di Francoforte, Bologna, Bordeaux, Parigi. Ma questa la definirei pubblicità di primo grado, che serve ad avvicinare ai libri un pubblico intimidito dalle librerie e che finalmente si trova a contatto diretto con questo oggetto misterioso e pericoloso, può toccarlo sfogliarlo comprarlo e portarselo a casa. Soprattutto si tratta di allontanare l'idea che, acquistato un libro, la lettura sia un dovere. 

Fruttero e Lucentini su questa linea hanno proposto di saltare le prime 40 pagine del Robinson Crusoe, io ho proposto, quando un libro è troppo lungo, di leggere solo le pagine di destra, le pagine dispari.

Chissà se questo carosello "Supercortemaggiore" è stato scritto e prodotto da Luigi Malerba.




martedì 27 dicembre 2016

Da dove vengon le idee, io non lo so (Paolo Nori)

Copio e incollo dal blog di Paolo Nori (nostra vecchia conoscenza).

Foto Mario Dondero
Se qualcuno sa da dove vengon le idee son contento per lui io non lo so, da dove vengon le idee, ho solo una vaga idea del momento, in cui vengono, per lo meno del momento in cui vengono a me, che mi vengono quasi sempre quando vado a correre, o quando vado in bicicletta, o quando mi alzo per andare a prendere una cosa, o quando sono al supermercato, o quando sono in fila in posta, cioè quando non ci penso.
Quando non mi sto sforzando per farmi venire un’idea, allora mi viene, delle volte.
C’era un regista del cinema, quello che aveva fatto Full Metal Jacket, Kubrick, si chiama, che dicon che dicesse che a lui, le idee, gli venivano quando andava in bagno a pisciare, che è la stessa cosa, mi sembra: quando smetti di pensarci.
Allora le pause, secondo me, per scrivere, sia per scriver dei libri che per scriver dei film è bene prendersi delle gran pause, secondo me.


[Da Strategia della crisi, in preparazione]

Scientificamente ineccepibile.

venerdì 7 ottobre 2016

La pubblicità secondo Gino Pesavento

la ragazza che portava fortuna gino pesavento
Un'idea dell'Agenzia Pic!
L’incomprensione del volgo è sempre stato il lotto degli artisti.
I vicini dell’Agenzia Pic quella mattina sentirono l’urlo straziante d’una sirena da nebbia e si chiesero stupefatti come potesse un piroscafo navigare al quinto piano d’una casa. Oltretutto non c’era nebbia. Si trattava invece di Tortuga intento ad esprimere il suo giudizio sull’annuncio da me preparato per il giornale.
Di fronte ad un cervello scattante come il cemento precompresso, dovetti evidentemente cedere e rinunciare ad alcuni tra i più bei fiori che mai la pubblicità abbia prodotto sia da questa parte che dall’altra dell’Atlantico o anche in mezzo.
Purtroppo in quell’appartamento di quinto piano, affitto arretrato, Tortuga l’unico portafogli esistente teneva. E continuava a gridare che la mia idea, già nata focomelica, bastonata ora a sangue dal mio stile letterario, lo avrebbe ridotto a suonare la zampogna per le strade entro il prossimo natale, accompagnato magari da una pecora.
Dopo una decina di modifiche proposi questo attacco: 

“Si può essere fortunati per gli altri?”
“Chi capisce?” aveva bramito il mastodonte. “Allora proviamo questo: “A gente moderna portafortuna moderno?”
“Buugnaregheghhem…”

“Esistono le persone fortunate? Certamente! Tutti ne abbiamo conosciute. Ma esistono anche persone che hanno il potere di portar fortuna a coloro che stanno loro vicine.”

“Una di queste persone-che è inoltre una giovane e bella donna- può essere a vostra disposizione. Ella ha già portato fortuna in molti casi straordinari. Documentazione a disposizione. L’Agenzia Pic vi propone di provare MISS MISTERO, il suo straordinario portafortuna umano! Viene concesso solo a referenziatissimi, eccetera, eccetera.”


“Sapete chi leggerà subito il vostro aborto?”
“Chi?”
“La polizia! Incitamento alla prostituzione! Tratta delle bianche! Balletti verdi, rosa e pistacchio, Casanova, Caligolissimo, Sardanapalone!”
“State calmo! Mal che vada diremo che si tratta di una trovata per richiamare l’attenzione sulla nostra agenzia.”
“Prevedo sciagure e pignoramenti. Non credo proprio di dover andare avanti.”
“Così come son messe le cose in agenzia, potete andare avanti?”
“Oh no!”
“E allora tentate questa! Bruciate le ultime cartucce. Forse sono quelle della vittoria!”


La ragazza che portava fortuna
, Gino Pesavento, Bietti, 1973.

martedì 1 dicembre 2015

La pubblicità secondo Woody Allen 2



Oltre alla serie di spot per Coop, anche questo per Telecom Italia.



Un'altra serie di commercial per la giapponese Seibu (già postata in creative classics nel 2012).



Oggi Woody Allen compie 80 anni... auguri!

martedì 10 novembre 2015

Neil French: the difference between the good and the great

Un ego smisurato, alimentato da una sopraffina, irriverente, geniale capacità di scrittura. Uno stile di copywriting riconoscibilissimo: provocazione, humor e ironia con sfumature di beffardo cinismo danno vigore a ogni annuncio o commercial. Un maestro, Neil French.

Su youtube ho trovato un video in cui Neil French racconta con dovizia di suggerimenti e di commercial cosa rende grande un'idea pubblicitaria.



Per vedere le 3 parti mancanti potete andare alla playlist "Neil French, good to great".

Ed ecco un paio di esempi dei suoi annunci, spesso caratterizzati da lunghe bodycopy.


Un classico di Neil French.

Warhol style.


lunedì 2 novembre 2015

John Webster, The Human Adman

Già ci eravamo occupati di John Webster, figura di spicco dell'advertising inglese. Navigando il web, ecco spuntare due contributi che meritano la nostra attenzione.

Un'intervista al mitico direttore creativo della Boase Massimi Pollitt, successivamente DDB London, curata da Patrick Collister. Guardatela perché mostra una selezione dei suoi famosi e pluripremiati spot.

JOHN WEBSTER from dave trott on Vimeo.


Un breve documentario intitolato John Webster, The Human Adman, che in parte riprende l'intervista di Collister e ospita i ricordi professionali dei colleghi.

sabato 17 ottobre 2015

La pubblicità secondo la Battaglia (la figlia di Paolo Nori)

124. Due pubblicità

Quando eravamo a Roma, alla Battaglia, le son rimaste impresse due pubblicità, una del musical sul papa polacco, musical che si intitolava Non abbiate paura, e nel manifesto pubblicitario c'era una faccia del papa già malato, poveretto, che la Battaglia diceva che, a lei, già quella faccia lì, le faceva paura, e una pubblicità di un integratore che c'era una donna che dormiva e il testo diceva Stanca di essere stanca?
E la Battaglia non si spiegava come era possibile, essere stanchi di essere stanchi.
Io ho provato, a spiegarglielo, non ci sono riuscito.

Paolo Nori, La piccola Battaglia portatile, Marcos Y Marcos, 2015.