domenica 8 febbraio 2026

Il padre dei nomi, Paolo Teobaldi

 

Eugenio Benedetti non aveva ancora trent’anni e già era uno dei più apprezzati copywriter di Milano: aveva fatto esperienze fondamentali a New York e a Londra, lavorava ancora in agenzia ma sembrava che avesse la febbre.
Tutti quei nuovi prodotti, pensava, tutti quei beni e servizi, avevano bisogno d’essere battezzati, di trovare un padre che li sollevasse da terra e li facesse riconoscere a tutti come figli suoi. E questo santolo non poteva essere altri che lui, Eugenio Benedetti, per cui forse la cosa migliore da farsi era quella di licenziarsi dalla Multi-Media e di mettersi in proprio, nonostante l’agenzia avesse investito su di lui fior di milioni, come prima si diceva fior di farina o fior di pelle. Martina, da brava donna lombarda, gli aveva detto di rifletterci bene prima di prendere una decisione così importante, ma, una volta presa, gli aveva detto che faceva bena e che gli avrebbe voluto bene comunque.
 

Il dottor Casati, nel tentativo di trattenerlo, gli offrì prima un aumento cospicuo; e poi, qualche giorno dopo, addirittura gli propose di diventare socio della Multi-Media, cosa che a Milano non s’era mai vista, un titolare d’agenzia che non avesse ancora trent’anni, ma lui ricusò, gentilmente ma fermamente come Bartleby, e decise di seguire la sua strada: mettersi in proprio e fare il nomenclatore freelance.
(...)
Il suo portfolio non era smisurato come quello di un’agenzia o di un art director ma ugualmente raffinato e inconsueto: aveva comprato infatti un album da disegno da Fulgenzi, in via Meravigli, dove vendevano le cose più belle e inutili che fosse possibile immaginare e poi l’aveva fatto rilegare da un artigiano con del cuoio, su cui aveva impresso a fuoco il suo marchio: Benedetti / Il padre dei nomi.  Un oggetto mirabile, che ogni volta impressionava il cliente prima ancora d’essere aperto. Il committente allargava gli occhi.
 

Davvero era lui l’autore di Chi beve birra campa mill’anni (Consorzio birre italiane)?; di Chiamatemi Daniele (prosciutti San Daniele)?; di Rosso di sera (ciliege sotto spirito)?; di Quel remo del lavo di Como (Società Canottieri Lecco)?; di Tutti per uno, uno per tutti (FLM); di Nessuno è perfetto (Raccolta fondi per l’handicap)?; di Il piacere dell’onestà (omonima catena di supermarket, fieramente avversi ai pesaresi nel gioco del basket)?; La dolce vita (zucchero in zollette dell’Eridania)?; di Volley, sempre volley, fortissimamente volley (campionato italiano pallavolo)?

 

Da: Il padre dei nomi, Paolo Teobaldi, Edizioni E/O, 2002. 

giovedì 18 settembre 2025

I persuasori occulti secondo Fausto Amodei

Conosco un tipo strano convinto che la legge
che più ci serve, ci difende e ci protegge
la legge che ci rende autori della storia
sia la pubblicità: Iddio ce l'abbia in gloria.

Lo apprese appena nato che per sorte nefanda
lui nacque a causa di un'errata propaganda
poiché per una norma fascista e clericale
non c'era propaganda anticoncezionale.

Convinto che la norma che ciò che c'è di buono
senza pubblicità finisce in abbandono
raggiunse di lì a poco la salda convinzione
che la pubblicità non può che aver ragione.

Trascorse la sua infanzia e i primi dieci mesi
usando pannolini solo se svedesi
poiché solo con quelli si può evitare il danno
di chi si sente privo della mamma.

Per l'alimentazione di bimbo ben curato
si diede in esclusiva all'omogeneizzato
non è da masticare e si mangia tutto quanto
e poi si digerisce tutto col ruttino santo.

Mangiava formaggino, mangiava caramelle
biscotti, cioccolata e dolci a crepapelle
beveva aperitivi per quanto fosse astemio
soltanto per raccogliere dei punti premio.

Coi punti ebbe in regalo 200 tostapane
63 servizi in falsa porcellana
30 frullatori, 60 girarrosto
e cambiò casa perché non c'era più posto.

Venuto grandicello giurò un amore eterno
per tutto ciò che fosse giovane e moderno
convinto di dover raggiungere uno stile
che lo aiutasse ad essere virile.

Per dar soddisfazione alla propria consorte
si dedicò alla bibita per l'uomo forte
ma dato l'insuccesso di questa strategia
si consolò col drink che tiene compagnia.

Un altro manifesto lo spinse a trangugiare
la bibita che stimola senza eccitare
poi quella che è prescritta per gli uomini più in vista
e infine quella che ti rende più ottimista.

Poi contro il logorio della vita moderna
di un certo aperitivo bevve una cisterna
per non restare secco e conservarsi vivo
dovette poi ricorrere ad un digestivo.

Poi col passar degli anni e vale ancora adesso
subì la propaganda che s'appella al sesso
puntando a ogni prodotto che per reclamizzarsi
mostrasse donne con vestiti scarsi.

Sedotto da un ritratto di bionda platinata
mangiò per sette mesi carne surgelata
ma poi ne vide un'altra ritratta tutta nuda
e prese a mangiar solo più la carne cruda.

Sceglieva i suoi prodotti da bagno e da toeletta
in base alle ragazze esposte in etichetta
di fronte ad una busta con su una bella mora
comprò un quintale d'assorbenti per signora.

Adesso è vecchio e stanco con una dispepsia
con la cirrosi epatica e l'uricemia
e come non bastassero tutti questi mali
ha da pagare ancora un mucchio di cambiali.

Ha messo in testamento che dentro il proprio avello
gli mettano un rasoio ultimo modello
per ricordar da morto di quanto ancora vivo
l'aveva vinto comperando un digestivo.

È questa la sua ultima volontà.
 
 
Da: il Deposito. Fausto Amodei su Wikipedia.

giovedì 16 gennaio 2025