mercoledì 11 gennaio 2006

La (nuova) ricchezza delle nazioni: il branding

Adam Smith a parte, vi segnalo un interessante e provocatorio scritto di Simon Anholt (Earthspeak), autore di molti libri tra cui il famoso Beyond Branding.

La lecture, tenuta nel maggio 2005 e sollecitata dal British Brands Group, evita gli usuali aspetti tecnici della materia e si concentra sui rapporti tra branding e crescita economica dei paesi poveri o in via di sviluppo: non a caso s’intitola: Brands beyond business.

Secondo Anholt il branding non è appannaggio dei soli paesi ricchi:

In fact if you do your brand strategy well, it has surprisingly little to do with money.

I brand sono visti come vettori in grado di migliorare l’economia, di renderla stabile e protetta dalla volubilità del mercato. Un ruolo importante spetta al cosiddetto “effetto del paese d’origine” e all’abilità della singola nazione di trasformare se stessa in brand desiderabile sia per la popolazione interna che per il resto del mondo.

Scaricate Brands beyond business (pdf).

2 commenti:

stefano ha detto...

ciao marco,
ho fatto una tesi sul place branding e in particolare sul city branding.
ti consiglio vivamente di leggere "Brand New Justice " di Simon Anholt. davvero interessantissimo
stefano

marco fossati ha detto...

ho preso nota, mille grazie!

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