mercoledì 24 ottobre 2007

Da leggere -Mappe, per guardare lontano

Non sono un mapper della prima ora ma credo di avere sempre usato le mappe mentali nel mio mestiere.


Ogni volta che affronto un progetto scrivo parole e concetti, faccio associazioni, faccio salti, faccio fusioni, faccio sinestesie; unisco con linee rette e curve, collego ciò che è distante; e scarabocchio figure e simbolini, appunto ricordi di immagini, cose viste o passate per la mente. Insomma, un bel guazzabuglio :-)


Utilissimo, però: perché mi permette di superare i limiti del pensiero lineare e di “vedere” nuove strade.


Il risultato? L'output aumenta in modo quantitativamente significativo e, nella quantità, spesso trovo anche combinazioni di qualità.


A questo punto, consiglio di leggere l'articolo di Roberta Buzzacchino Storia di un pensiero che da lineare ritornò ad essere radiale, pubblicato in Complexlab.


E' la sintesi di un percorso individuale, tra vita e professione, in cui la scoperta delle mappe mentali fornisce un nuovo strumento di lavoro ma, soprattutto, regala nuovi occhi con cui guardare il mondo. Più grandi, più curiosi. Più bambini.


Ps.
In particolare ne consiglio la lettura ai miei studenti di copywriting.

1 commento:

cetri ha detto...

non sempre uso delle mappe, ma quando lo faccio mi rendo conto che riescono a darmi una visione d'insieme completamente diversa.
inoltre sono convinto dell'importanza del colore, ma *chiaramente* non ho mai pennarelli sotto mano e quindi non li uso mai.

promesso, mi impegnerò di più. :D

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