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giovedì 16 gennaio 2025

lunedì 3 ottobre 2022

Dan Wieden, just thank you

E così anche l'altra metà di Wieden+Kennedy ci ha lasciati, il 30 settembre. Dan Wieden è stato il co-fondatore di questa straordinaria agenzia indipendente nata a Portland (Oregon), 40 anni fa. Con il suo lavoro ha contribuito alla crescita commerciale di brand come Nike (Just do it), McDonald's, Bud Lite, Old spice, Honda (ricordate l'inarrivabile Cog?), Microsoft.

 

Sebbene decentrati rispetto al mondo "mainstream" delle agenzie di Madison Avenue, Dan Wieden e il suo compagno di avventure David Kennedy hanno sempre drizzato le antenne e sono riusciti, tra i primi, a immettere nel business della creatività pubblicitaria elementi, motivi e mood della controcultura e dell'inclusività, tanto nelle campagne di comunicazione quanto nei propri uffici sparsi nel mondo. 

 

I think giving representation from all races into this business is the most important challenge the industry faces. It’s a bigger issue both spiritually and practically than digital or anything else. I think we are human beings we have to learn how to talk to each other regardless of what the medium is. We can’t do that if we’re only talking to people like ourselves.

Making a commercial is not about being safe or acceptable, but being provocative. It’s a lot easier being provocative when it’s not your money.

 

Alcune piccole cose su Dan Wieden, raccolte in creative classics



 

 

 

 

 

 

 

 










mercoledì 13 ottobre 2021

David Kennedy per Nike.

Agenzia: Wieden+Kennedy, Portland
Art director: David Kennedy (1939-2021)
Copywriter: Dan Wieden
Designer: Peter Moore
Photographer: John Turner

Gold Medal Award ADC, 1984

giovedì 7 ottobre 2021

Creatività pubblicitaria a carte scoperte

carte per la creatività pubblicitaria
Con piacere segnalo un mazzo di carte speciali, utili per attivare il processo creativo. Sono specificamente studiate per il nostro mestiere di copywriter e art director. 

Unica avvertenza di buon senso: come tutte le "pappe pronte" anche questo mazzo di carte non va preso come una comoda scorciatoia verso la big idea.

L'elenco contiene idee che hanno funzionato e che funzionano ma proprio per questo dovrebbero servire da stimolo per andare oltre e trovare qualcosa di nuovo.

Il mazzo è in vendita a 20 $ presso lo store di adhousenyc; oppure potete scaricarlo e stamparlo (PDF).

Facciamone buon uso.

 

 

lunedì 2 agosto 2021

Michael Johnson: Now Try Something Weirder

Da vedere. E da leggere sono i libri del direttore creativo di Johnson Banks: 

  • Problem Solved
  • Branding in five and half steps 
  • Now try something weirder

Buone vacanze!

mercoledì 18 novembre 2020

Be simple, good and unpredictable (Marcello Serpa)

Ennesima lezione di creatività, stile e rigore di pensiero da parte di Marcello Serpa. Pluri-premiato pubblicitario brasiliano che oggi si gode la meritata "pensione" facendo il surfista alle Hawaii.

 

 Altri due interventi di Marcello Serpa in creative classics.


 

martedì 18 febbraio 2020

Make a bad ad, then make it better.


Making a great ad can seem overwhelming. Pretty soon, you're paralyzed.
So make a bad ad. Then, make better ones. You'll shift the problem from "How can I have a great idea?" to "How can I make this miserable ad better?" Go make the ad you'd make if it was your business, your product. Sell something. Imagine you're standing on a used car lot, banging on the hood of a car. Now make an ad like that and see where it leads you.
Just don't stop with that ad.

david fowler creative companion
Questo consiglio ce lo dà David Fowler, direttore creativo Ogilvy. È una delle tante perle raccolte sotto il titolo "The Creative Companion: the little red book of ideas for having ideas".

Qui i link per appropriarvene:

The Creative Companion, sotto forma di blog.

Sotto forma di banner, pubblicati da Ogilvy.

Infine, se siete iscritti a scribd, potete scaricare una copia del libro in formato pdf.

domenica 3 marzo 2019

Il modo migliore per imparare a scrivere un buon testo pubblicitario


Nel 1999, poco prima di lasciare il reparto creativo di JWT Milano, saccheggiai la libreria dell'agenzia. Da "vecchi" annual inglesi e americani fotocopiai alcuni annunci che mi piacevano: ne ricavai un paio di raccoglitori ad anelli.

Ogni tanto, ancora oggi, prendo questi raccoglitori, li sfoglio, rileggo i testi. E mi diverto.

In trent'anni di professione ho letto una cospicua quantità di manuali di copywriting ma il modo migliore per imparare a scrivere pubblicità è leggere gli annunci selezionati negli annual.

Leggerli "attivamente", smontarli cercando di carpirne struttura, argomenti, ritmo, scelte lessicali, tono di voce, humor, ecc., ecc.

Un'utile palestra di lettura che affina il gusto, allena la capacità strategica, crea un solido background. 

Insomma, una fonte da cui trarre ispirazione, coraggio e la consapevolezza delle infinite possibilità della creatività.

Qui ho raccolto alcuni esempi.













giovedì 14 giugno 2018

I grandi copywriter (più qualche art director) da leggere e rileggere

I fondamentali. Le basi. Le radici.
Chiamateli come preferite, sono i copywriter (e art director) che molto prima di noi hanno creato i princìpi e le pratiche del nostro mestiere creativo.

Un capitale professionale e umano che a volte non conosciamo perfettamente e che lentamente, inesorabilmente viene schiacciato giorno dopo giorno da una quantità esponenziale di novità digital, innovazioni smartphone, tecnicalità web, dati e socialfuffa varia.

Per non perdere la bussola e affondare nel pantano quotidiano, anzi per avere una direzione solida, stellare, che ispira, lo sguardo al passato non può che fare bene: alleggerisce, purifica e ristabilisce priorità.

Così ho raccolto in un unico documento le numerose interviste pubblicate nel blog del giapponese chuukyuu.

Sono interviste ai creativi che hanno fatto la rivoluzione nella decade d'oro degli anni '60: uomini e donne che raccontano la loro storia professionale fatta di "artistry and crafting", di disciplina e intuito, di coraggio e ricerca della perfezione.

Ne scaturiscono verità e insight che ancora oggi sono validi: universalmente validi e applicabili in ogni contesto e ambiente comunicativo.

Questi sono i classici che, calvinianamente parlando, dobbiamo leggere e possiamo rileggere: perché a ogni rilettura scopriamo qualcosa di nuovo che ci può migliorare.

Buona lettura dunque: The great copywriters: pdf ed epub.



Ps
Avendo fatto un copia-incolla dal sito, l'impaginazione risulta inaccurata dal punto di vista grafico e il testo contiene errori che non ho corretto dall'originale inglese.
Le interviste sono tratte da un libro (due volumi) che l'autore Tadahisa Nishio pubblicò nel 1969: The great american copywriters (su amazon giappone).

domenica 10 giugno 2018

Vecchi ma buoni (old but gold)

Ag. Papert Koenig Lois, 1962/63

Siete appassionati di vecchi annunci pubblicitari dalla Creative Revolution ai primi anni '70? Bene.

Dal sito American Radio History potete scaricare 5 Annual dell'Art Directors Club di New York (1963, 1965, 1969, 1970, 1971).

Sono in formato pdf e, purtroppo, la definizione non sempre permette di leggere le bodycopy.
Però, come si dice: a caval donato...

Sono presenti anche annual dal 1921 al 1945.

Il link è questo: radio advertising history annual of advertising art.


domenica 11 febbraio 2018

18.000 caratteri in 60 secondi (quel che si dice fare una demo)

Un bell'esempio (non recente) di copy ad e storytelling che dimostra la velocità di stampa della Epson. Tratto da Problem Solved di Michael Johnson, Phaidon, 2a ed.

annuncio pubblicità epson copy ad
E c'è pure il mitico coupon da ritagliare: un'altra epoca!





















Se volete scaricare il pdf dell'annuncio per stamparlo e leggerlo con calma, cliccate qui.

domenica 5 febbraio 2017

Ispirarsi: Lee Clow (per esempio)



John Hegarty e Keith Reinhard sono altre due imperdibili interviste della serie "Inspiration", girate da Rick Boyko in partnership con The ADVERTISING Club of New York / International ANDY Awards.






venerdì 11 novembre 2016

La pubblicità secondo Leonard Cohen


 

Lyrics: Two Worlds Ad


Don’t matter if the road is long
Don’t matter if it’s steep
Don’t matter if the page is gone 
It’s written that we’ll meet. 
I loved you when you opened
like a lily to the heat
and I love you when it closes
a thousand kisses deep.

I know you had to lie to me 
I know you had to cheat 
You learned it on your father’s knee 
and at your mother’s feet.
But did you have to fight your way 
across the burning street 
where all our vital interests lay 
a thousand kisses deep…
 

Original poem, 'That's What I Heard You Say', written and read by Leonard Cohen

Executive Producer: Carlo Trulli
Production Company: Spy Films
Cinematographer: Bojan Bazelli
Directed By: Arev Manoukian
Music: Clint Mansell (Black Swan, Requiem For A Dream)

Post Production: Digital Domain (LA)
Producer: Marcus Trulli & Peter Oad
Stereographer: William Reeve
Editing Company: Will Cyr @ Creative Post
Sound Design/Arrangement: Lime Studios (LA) Grand Central (London)

Agency: Grey London
Executive Creative Director: Nils Leonard
Creative Director: Dave Monk and Matt Waller
Agency Producer: Jacqueline Dobrin
Business Director: Anneliese St-Amour
Account Manager: Suzi Napier
  

Un altro prezioso approfondimento: cohencentric.

sabato 18 giugno 2016

Un incontro d'altri tempi (tra David Herzbrun e Helmut Krone, DDB)

Helmut Krone
Mi chiesero di fare un annuncio con Helmut Krone.
Ho dimenticato per che cosa, forse era un pro bono tipo Settimana Nazionale delle Biblioteche, di certo non ho dimenticato il mio primo incontro con Helmut.

Avevo sentito un sacco di cose su di lui; il suo lavoro per Volkswagen e Polaroid nei giornali era già leggenda. La sua brillantezza era pari solo alla spigolosità del suo carattere.

Quando dissi a un paio di colleghi che dovevo lavorare con Krone, mi avvisarono di prepararmi a franchezza, rudezza, arroganza, intransigenza, crudeltà, e testardaggine, e di prepararmi a farlo per tanto tempo, perché Helmut era così compreso nel suo lavoro da essere l’art director più lento del mondo.

Con cuore leggero, andai a incontrarlo.

Krone era un uomo sulla trentina, la tipica faccia germanica con forti ossa parzialmente nascoste da un accenno di rotondità.

Indossava un convenzionalissimo completo marrone Ivy League taglio spalla naturale con camicia bianca e cravatta regimental. Un piccolo tavolo da disegno al centro del suo ufficio bianco e spoglio era l’unica evidenza che non fosse un account executive.

Mi presentai, ed egli mi fece un saluto educato in un modo che lasciava intendere che lo aveva imparato a memoria per l’occasione ed era orgoglioso di aver ricordato tutte le parole.
 

Sedetti e stetti zitto. Mi avevano detto di non aver fretta, di non fare conversazione, e di non prendere l’iniziativa. Guardai Helmut. Lui guardava il soffitto. Poi guardò fuori dalla finestra verso una parete di fronte. Io guardai il soffitto. Poi toccò a me guardare fuori dalla finestra mentre Helmut guardava il pavimento con meticolosità. La cosa andò avanti per un bel po’. Cominciavo a innervosirmi. Helmut appariva calmo e a suo agio.

Dopo una mezz’ora così, cominciavo a sentirmi un tantino panicato. Forse lui aspettava che io dicessi qualcosa, proponessi un’idea, o tentassi un titolo? Dopotutto, il copy ero io, giusto? Cominciai a pensare seriamente all’annuncio, cercando una maniglia, un modo per aprire la conversazione.
David Herzbrun

Altri quindici o venti minuti di silenzio durante i quali io provai ed eliminai una serie di idee. Alla fine, sul punto di disperarmi, mi venne un’idea che pensai di proporre. Mi schiarii la voce.
“Ummm. Penso di avere un’idea.”


Helmut mi guardò negli occhi per la prima volta. Poi, con grande ponderazione, mi disse:
“Che fretta hai?”



Tratto e tradotto da: Playing in traffic on Madison Avenue - Tales of advertising's glory years, David Herzbrun, 1990, Dow Jones-Irwin.


Altro su Helmut Krone, in Bill Magazine: Il punto di vista di Helmut Krone. (Qui la versione inglese dell'intervista, completa.)

E questo è il pluripremiato commercial Volkswagen Beetle Snowplow (1963), scritto da David Herzbrun (e Bob Levenson per l'adattamento americano)*, DDB.





*Come spiega Herzbrun nel libro, lo spot era stato studiato e realizzato per il mercato tedesco, dove DDB aveva aperto una sede a Duesseldorf alla fine del 1960.

martedì 24 novembre 2015