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sabato 7 dicembre 2024

How to write better, Ogilvy & Mather

Non so voi, ma un copysauro come me letteralmente gongola quando ha l'occasione di mettere le mani su un librino come questo. Datato 1978, How to write better è stato scritto da due dipendenti di Ogilvy & Mather New York: Kenneth Roman (account executive) e Joel Raphaelson (copywriter, a cui si debbono i famosi adattamenti degli house ad Ogilvy, le cui headline cominciano con "How to...")

Librino: How to write better scritto da Ken Roman e Joel Raphaelson, per Ogilvy & Mather, 1978

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il booklet era nato per uso interno dell'agenzia e per i clienti, ma ebbe così tanto successo che gli autori lo svilupparono fino a farlo diventare un vero libro, punto di riferimento per il business writing: Writing that works How to communicate effectly in business.

Qui vi lascio il racconto della genesi del libriccino, voluto in primis dallo stesso David Ogilvy. Le parole sono di Ken Roman e sono tratte dal testo che ha scritto in memoria di Joel Raphaelson (su Facebook).

"David Ogilvy durante una riunione del consiglio di amministrazione mi disse: "Ken, voglio che tu aumenti il livello di scrittura degli account in tutto il mondo." Gli incarichi venivano spesso formulati in termini cosmici. Non sembrava così difficile. Andai alla libreria Scribner qui accanto per prendere un libro sulla scrittura da inserire nei nostri programmi di formazione, ma trovai solo Gli elementi di stile di E.B. White. Una guida classica, che però non trattava gli scritti che facevamo ogni giorno - promemoria, relazioni di conferenze, rapporti sulla concorrenza, raccomandazioni, eccetera -. Così ho redatto un documento che delineava le caratteristiche di questi scritti aziendali e l'ho inviato ai migliori copy dell'agenzia. 

Le modifiche di Joel sono state di gran lunga le migliori. Le ho inserite in una bozza finale e gli ho chiesto di collaborare a un opuscolo per il programma di formazione. Quando mi ha sorpreso con un rifiuto, l'ho cooptato, dicendogli che il suo nome sarebbe stato sulla copertina come coautore. 

Un art director ha trasformato How to Write Better: The Ogilvy & Mather guide to writing effective memos, letters, report, plans and strategies in un bel libro che inviammo al personale e ai clienti. 

Ogilvy lo ha elogiato in una nota dello staff. “Una buona scrittura non è un dono naturale, bisogna imparare a scrivere bene. Ecco 10 suggerimenti: (1) Leggi il libro di Roman-Raphaelson sulla scrittura, leggilo tre volte”.

Il nostro piccolo opuscolo ebbe un tale successo che lo modificammo e lo ampliammo in un libro sulla scrittura aziendale in generale e trovammo un editore in Harper & Row. Giunto alla sua terza edizione, Writing that works ha venduto oltre 200.000 copie e continua incredibilmente a vendere senza che noi muoviamo un dito. 

Joel di tanto in tanto si chiedeva se il libro fosse stato ordinato da una scuola di economia cinese. Joel è uno scrittore migliore di me. Il libro non sarebbe stato altrettanto bello senza di lui. Non avrebbe potuto farlo senza di me. Ha proposto spunti freschi come “Non borbottare” e analogie vivaci come Rodin che descrive come creare un elefante da un blocco di marmo: Prendi uno scalpello e togli tutto ciò che non è un elefante..." 

Qui trovate il pdf da scaricare gratuitamente: archive.org Buona lettura!

 “Tools, you fools! Not rules.”

 

PS

Grazie al sito brockel press per aver messo a disposizione il pdf.

sabato 17 dicembre 2022

Estinti saluti: dal giurassico con amore

“Passami il bisturi.” No, non siamo in una sala operatoria, non ci sono chirurghi impegnati a salvare vite umane. Più modestamente, siamo in un reparto creativo di un’agenzia di pubblicità negli anni belli, tra i ’70 e i ’90.

 

Io, che in pubblicità sono “entrato” ufficialmente nel 1989, non so quante volte ho sentito un art director (o assistente art) sibilare questa richiesta in fase di montaggio dei layout.

Altri tempi, altri strumenti, altre parole.

 

Altre parole come: schoeller, cow gum, magic marker, spray mount, paste-up, lente contafili, reprocamera: tutto un vocabolario di cose che si potevano toccare con mano e alcune anche inalare rischiando i polmoni.

 

Oggi questi vocaboli sono sconosciuti alla maggior parte dei giovani creativi che calcano le ribalte digitali, dove tutto viene realizzato e consumato in tempi velocissimi e il supporto è diventato intangibile, fluido come lo streaming.

 

Un mondo giurassico della comunicazione e della creatività che rischiava di restare tumulato nei ricordi di chi, pubblicitario in quegli anni, questo mondo se lo sarebbe portato con sé nella tomba (il più tardi possibile, ovviamente). Senza tramandare alcunché di brillante o semplicemente utile alle generazioni a venire.

 

Per fortuna, un manipolo di vecchi creativi alive and kicking, guidati con indomita editoriale follia da Lele Panzeri, Till Neuburg, Ambrogio Borsani e Marco Ferri, ha riportato alla luce memorie, atmosfere, persone e personaggi, vizi e virtù di quel mondo destinato all’oblio e alla polvere di annual che nessuno ha più la curiosità di sfogliare.

 

Estinti Saluti (Fausto Lupetti Editore, sotto l’egida dell’ADCI -Art Directors Club Italiano) è un memoir collettivo, un divertente affresco di quel mondo creativo ormai estinto.

Un coro di 66 voci diverse che ricordano, illustrano, dettagliano, con sfumature che vanno dalla cronaca vera all’amarcord, dalla case-history al caso umano, dalla short-story alla battuta memorabile.

 

Uno scavo archeologico di grande importanza che, se da una parte può far sorridere per l’assurdità di certe situazioni, dall’altra costituirà veridica testimonianza storica per i futuri studiosi di comunicazione.

In apertura, l'ottimo intervento “scientifico” di Gabriele Qualizza, ex copywriter e docente di sociologia dei media all’Università di Udine, che, purtroppo, è mancato recentemente.

 

Dopo questa marchetta di epica pubblicitaria, mi prendo i miei 15 minuti di celebrità (come profetizzava l’ex art director Andy Warhol). Sì perché in questo mattone di ben 450 pagine, tutte leggerissime e godibili, ci sono pure io: essendo presente non come scrittore ma come creativo citato e non citato.

 

Pertanto, ringrazio Gianpietro Vinti, direttore creativo musicalmente avanti, che ha ricordato un buffo episodio avvenuto nella casa milanese di Sandra e Raimondo Vianello: episodio che la mia memoria buggata non ricordava.

 

E ringrazio anche il sempre “pupellico” bro Marco Pupella, che mi evoca senza nominarmi nella campagna del Negronetto: in coppia aperta, come giovani creativi abbiamo fatto buone cose in J.Walter Thompson Milano.

 

Chiudo qui. E vi invito a comprare e leggere Estinti Saluti: per sorridere e meditare sui tempi andati, per conoscerli se non li avete vissuti e, infine, per ricordare che le idee brillanti non si estinguono come i tirannosauri.

 


 

giovedì 14 ottobre 2021

Caro copywriter in erba, ti suggerisco...

Da quando curo questo blog (2004), ho sempre cercato di selezionare fonti e risorse che mi piacciono e trovo utili per il mio lavoro. Il web ormai pullula di esperti di dubbio conio e per tutti gli infiniti tecnicismi e le imprevedibili specializzazioni che il mondo digital sforna 24 ore su 24.

Ma io son lento, vado coi piedi di piombo. E, da copysauro quale sono, ci metto molto tempo a pescare qualcosa di valore.

Ecco perché con particolare soddisfazione oggi segnalo i suggerimenti copy scritti da Doriano Zurlo, pubblicati sul sito Treccani (che ho già provveduto a inserire stabilmente nell’elenco a fianco). 

Questi suggerimenti, preparati con estrema acutezza e accuratezza, e con dovizia di esempi dentro e fuori il microcosmo pubblicitario, Doriano li ha indirizzati al copywriter in erba.

Ma quando li leggete, potete scoprire profondità, richiami e sfumature che giovano ugualmente ai più vecchi del mestiere: affinità e ispirazioni che abbiamo disimparato o dimenticato, anche a causa dei tempi istantanei e superficiali imposti dal digitale algoritmico.

Un lettura piacevole che corrobora, caldamente consigliata a tutti.

suggerimenti per copywriter
Un suggerimento di Ernest non è da sottovalutare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


martedì 4 maggio 2021

22 interviste, dal copywriter al designer. (Dall'archivio di DRT)

Sperando di fare cosa gradita a qualcuno, ho raccolto alcune trascrizioni delle interviste realizzate per il podcast Dorm Room Tycoon, a tema startup.  

Il podcast ormai non è più attivo; se siete interessati ad ascoltare le interviste in archivio (con link a Apple Podcast), potete visitare drt.

David Abbott, Luke Sullivan, Jason Fried.



 

 

 

 

 

 

Le interviste che ho selezionato riguardano la creatività, il branding, il design, la pubblicità e, ça va sans dire, il copywriting.
I leader intervistati sono questi:


John Hegarty
Luke Sullivan
David Abbott
Flo Heiss
Dave Trott
David Droga
Dan Wieden
Alex Bogusky
Don Norman
Rory Shuterland
Brian Clark
Stefan Sagmeister
Jason Fried
John Carlton
Wally Olins
Jon Steel
Chris Brogan
Jeffrey Zeldman
Debbie Millman
Daniel Pink
Malcolm Gladwell
Steve Levy

Per scaricare il file (epub, pdf, docx) cliccate qui.
Buona lettura!


mercoledì 18 novembre 2020

Be simple, good and unpredictable (Marcello Serpa)

Ennesima lezione di creatività, stile e rigore di pensiero da parte di Marcello Serpa. Pluri-premiato pubblicitario brasiliano che oggi si gode la meritata "pensione" facendo il surfista alle Hawaii.

 

 Altri due interventi di Marcello Serpa in creative classics.


 

sabato 1 agosto 2020

Gianrico, Alan e questo fottuto 2020

Questo stramaledetto 2020 s'è portato via in pochi giorni due giganti: il centenario Gianrico Tedeschi e Sir Alan Parker.

Di Gianrico Tedeschi ricordo uno splendido spot per la mostarda (Sperlari, credo) ambientato nella bassa padana, in una giornata di tipico nebbione. Me lo ricordo per la leggerezza ineffabile dell'interpretazione di Gianrico che recitava in dialetto milanese: spot dai tempi perfetti, purtroppo introvabile sul web.

Di Sir Alan Parker, che cominciò la carriera come copywriter in CDP (Collett Dickenson Pearce) per poi diventare commercial director e, infine, acclamato film director, ecco lo showreel pieno di gioielli cesellati fino all'ultimo frame. Una produzione di costante elevatissimo standard, sia creativo che produttivo, difficilmente riscontrabile oggi nel nostro settore.


martedì 18 febbraio 2020

Make a bad ad, then make it better.


Making a great ad can seem overwhelming. Pretty soon, you're paralyzed.
So make a bad ad. Then, make better ones. You'll shift the problem from "How can I have a great idea?" to "How can I make this miserable ad better?" Go make the ad you'd make if it was your business, your product. Sell something. Imagine you're standing on a used car lot, banging on the hood of a car. Now make an ad like that and see where it leads you.
Just don't stop with that ad.

david fowler creative companion
Questo consiglio ce lo dà David Fowler, direttore creativo Ogilvy. È una delle tante perle raccolte sotto il titolo "The Creative Companion: the little red book of ideas for having ideas".

Qui i link per appropriarvene:

The Creative Companion, sotto forma di blog.

Sotto forma di banner, pubblicati da Ogilvy.

Infine, se siete iscritti a scribd, potete scaricare una copia del libro in formato pdf.

martedì 27 agosto 2019

Come avere idee se non sei Ogilvy (le armi segrete della pubblicità)

Alexey Ivanov è un pubblicitario russo. Nella sua carriera ha raccolto e studiato più di 5000 esempi di comunicazione pubblicitaria. Il succo di ciò che ha catalogato e scoperto è finito in un librino dal titolo vagamente provocatorio: How to create an idea if you are not Ogilvy The secret weapons of advertising.























Con dovizia di esempi, viene stilato un elenco dei ricorrenti meccanismi di creazione pubblicitaria. Le tecniche creative prese in considerazione non sono tante ma sono, appunto, le principali, quelle che ricorrono con maggior frequenza nel nostro fare-disfare-ricombinare quotidiano.

Transizione al limite (caso limite)

mult t lock ti chiude come un muro
Una serratura che chiude come un muro.




 












Divisione

audi pubblicità tecnica creativa divisione
Così veloce che...

















Inversione

diadora pubblicità calcio tecnica inversione
Una scarpa da calcio che non perdona.



















Moltiplicazione

chevrolet pubblicità tecnica moltiplicazione
C'è spazio per tutti.

















Metafora

le befane pubblicità tecnica metafora
Un bel saldo creativo.
























Rottura della simmetria


pubblicità detergente tecnica rottura della simmetria
Risolto il problema.
























Risorse nascoste

heinz garlic pubblicità tecnica riserve nascoste del pubblicitario
Un asso nella manica: giocare con il medium.









































spazzolino flessibile tecnica risorse nascoste
Flessibile davvero.


















Iperbole



L'operazione non è nuova: elenchi di questo genere sono già stati stilati in passato. Ogni estensore offrendo un punto di vista specialistico: linguistico, retorico, progettuale, ecc ecc.

Ne ricordo tre che ho segnalato anche in questo blog:


Buona lettura, buona creatività!

domenica 3 marzo 2019

Il modo migliore per imparare a scrivere un buon testo pubblicitario


Nel 1999, poco prima di lasciare il reparto creativo di JWT Milano, saccheggiai la libreria dell'agenzia. Da "vecchi" annual inglesi e americani fotocopiai alcuni annunci che mi piacevano: ne ricavai un paio di raccoglitori ad anelli.

Ogni tanto, ancora oggi, prendo questi raccoglitori, li sfoglio, rileggo i testi. E mi diverto.

In trent'anni di professione ho letto una cospicua quantità di manuali di copywriting ma il modo migliore per imparare a scrivere pubblicità è leggere gli annunci selezionati negli annual.

Leggerli "attivamente", smontarli cercando di carpirne struttura, argomenti, ritmo, scelte lessicali, tono di voce, humor, ecc., ecc.

Un'utile palestra di lettura che affina il gusto, allena la capacità strategica, crea un solido background. 

Insomma, una fonte da cui trarre ispirazione, coraggio e la consapevolezza delle infinite possibilità della creatività.

Qui ho raccolto alcuni esempi.













giovedì 14 giugno 2018

I grandi copywriter (più qualche art director) da leggere e rileggere

I fondamentali. Le basi. Le radici.
Chiamateli come preferite, sono i copywriter (e art director) che molto prima di noi hanno creato i princìpi e le pratiche del nostro mestiere creativo.

Un capitale professionale e umano che a volte non conosciamo perfettamente e che lentamente, inesorabilmente viene schiacciato giorno dopo giorno da una quantità esponenziale di novità digital, innovazioni smartphone, tecnicalità web, dati e socialfuffa varia.

Per non perdere la bussola e affondare nel pantano quotidiano, anzi per avere una direzione solida, stellare, che ispira, lo sguardo al passato non può che fare bene: alleggerisce, purifica e ristabilisce priorità.

Così ho raccolto in un unico documento le numerose interviste pubblicate nel blog del giapponese chuukyuu.

Sono interviste ai creativi che hanno fatto la rivoluzione nella decade d'oro degli anni '60: uomini e donne che raccontano la loro storia professionale fatta di "artistry and crafting", di disciplina e intuito, di coraggio e ricerca della perfezione.

Ne scaturiscono verità e insight che ancora oggi sono validi: universalmente validi e applicabili in ogni contesto e ambiente comunicativo.

Questi sono i classici che, calvinianamente parlando, dobbiamo leggere e possiamo rileggere: perché a ogni rilettura scopriamo qualcosa di nuovo che ci può migliorare.

Buona lettura dunque: The great copywriters: pdf ed epub.



Ps
Avendo fatto un copia-incolla dal sito, l'impaginazione risulta inaccurata dal punto di vista grafico e il testo contiene errori che non ho corretto dall'originale inglese.
Le interviste sono tratte da un libro (due volumi) che l'autore Tadahisa Nishio pubblicò nel 1969: The great american copywriters (su amazon giappone).

domenica 10 giugno 2018

Vecchi ma buoni (old but gold)

Ag. Papert Koenig Lois, 1962/63

Siete appassionati di vecchi annunci pubblicitari dalla Creative Revolution ai primi anni '70? Bene.

Dal sito American Radio History potete scaricare 5 Annual dell'Art Directors Club di New York (1963, 1965, 1969, 1970, 1971).

Sono in formato pdf e, purtroppo, la definizione non sempre permette di leggere le bodycopy.
Però, come si dice: a caval donato...

Sono presenti anche annual dal 1921 al 1945.

Il link è questo: radio advertising history annual of advertising art.


domenica 11 febbraio 2018

18.000 caratteri in 60 secondi (quel che si dice fare una demo)

Un bell'esempio (non recente) di copy ad e storytelling che dimostra la velocità di stampa della Epson. Tratto da Problem Solved di Michael Johnson, Phaidon, 2a ed.

annuncio pubblicità epson copy ad
E c'è pure il mitico coupon da ritagliare: un'altra epoca!





















Se volete scaricare il pdf dell'annuncio per stamparlo e leggerlo con calma, cliccate qui.

martedì 13 giugno 2017

Un punto nero e 300 brufoli (circa)

















 Imparare a scrivere titoli e body copy, partendo da buoni esempi come questi.


















Agenzia: Italia/BBDO
Copywriter: Sandro Baldoni
Art Director: Lele Panzeri
Dir. Creativo: Emanuele Pirella (?)
Foto: Claudio Gaiaschi

Da: Pubblicità d'autore La migliore pubblicità italiana, Electa, 1983.


venerdì 9 giugno 2017

Un ringraziamento speciale speciale

Va alla splendidasplendente Valentina Falcinelli.

Valentina Falcinelli
Oggi, nel blog di Pennamontata, Valentina mi ha onorato di un'affettuosa menzione (tra l'altro, a poche righe da Luisa Carrada, straordinaria autrice de Il Mestiere di scrivere).

Questo è il post: Come si diventa copywriter. O, almeno, come ho fatto io.

Grazie Valentina! Sei brava, sei tosta, sei love & gratitude... continua a farti valere!

lunedì 23 gennaio 2017

Uno spot per Dante - La pubblicità secondo Luigi Malerba

Luigi Malerba, scrittore "maliziosamente ironico" aderente al Gruppo 63, per alcuni anni fece anche il pubblicitario. L'ho scoperto recentemente incappando in questo suo pezzo pubblicato su la Repubblica del 21 maggio 1994. Lo ricopio integralmente (ma se preferite leggere la fonte, cliccate qui).

Pubblichiamo l'intervento che Luigi Malerba ha pronunciato ieri al Salone del libro di Torino al dibattito su "Letteratura e pubblicità: il testo e il messaggio".

La pubblicità è l'anima del commercio, diceva un vecchio slogan. Io vorrei affermare qui che la pubblicità è l'anima della letteratura. Dal momento che è pubblicato, un libro è un oggetto che bisogna cercare di vendere. La lettura non è indispensabile. Una volta ho teorizzato il non-lettore, determinante per il successo di qualsiasi libro.

Quando un libro è entrato in una casa finisce che qualcuno lo leggerà e se non lo legge ha fatto in ogni caso un buon acquisto perché il libro è un oggetto dove non c' è relazione fra il prezzo e il valore: con quindici o ventimila lire, ma oggi anche con mille lire, si compra la Divina Commedia. 


Negli anni Cinquanta-Sessanta mi sono occupato attivamente di pubblicità commerciale. Ho fondato una società pubblicitaria e per cinque anni ho fabbricato Caroselli televisivi e shorts pubblicitari da proiettare nelle sale cinematografiche per vari prodotti industriali, dalla benzina Supercortemaggiore (quando il poeta Leonardo Sinisgalli era capo dell' ufficio pubblicità dell' Eni), alle caramelle Dufour, ai prodotti Gazzoni con Fred Buscaglione che cantava, parodiando una sua canzone famosa, "eri piccola, piccola così" tenendo fra le dita una Pasticca del Re Sole. 

Ho capito da quella esperienza che nella pubblicità commerciale funziona meglio di ogni altro il meccanismo della associazione di idee, o nella pubblicità visiva, della associazione di immagini (pubblicità analogica). 

Se chi succhia una caramella di una certa marca possiede (nello schermo) una lussuosa barca a vela, il futuro cliente penserà come minimo che queste sono caramelle di lusso perché le consumano persone ricche e eleganti e si dirà: voglio essere in buona compagnia. Servirà a ben poco dire ai futuri acquirenti comprate queste caramelle perché hanno un buon sapore, perché non contengono coloranti, perché sono fatte con prodotti di prima qualità. Non è gran che dire che sono dolci, meglio dire che vi renderanno dolce la vita. 

No dunque alle argomentazioni, sì alle suggestioni. 

Nessuno allora mi ha offerto di fare la pubblicità di libri, ma in quel caso avrei sperimentato volentieri l'idea di offrire sogni spropositati. Nella pubblicità dei libri di solito si promettono emozioni, qualità della lettura, divertimento, (pubblicità argomentativa) tutti piaceri comuni che subito il futuro lettore pensa di potere sostituire con un pranzo al ristorante insieme agli amici. 
Mai mettersi in concorrenza con gli spaghetti. O con altri piaceri che si possono conquistare senza impegnarsi nella lettura che è sempre, oltre che un piacere (e nemmeno sempre lo è) è anche una fatica. 

Io credo che la pubblicità dei libri dovrebbe sforzarsi di far sognare il futuro lettore. 

Promettere, senza timore di esagerare, che la lettura aumenta l'intelligenza e la memoria (e lo crederanno subito i più cretini), offrire il sogno, la felicità, la bellezza - anche il Paradiso se non lo avesse già proposto il Cristianesimo - come effetti della lettura senza timore di esagerare. 

Soprattutto associare alla lettura di un libro (o meglio all' acquisto perché la lettura come ho già detto non è indispensabile) immagini di sogno come facevo io con le caramelle Dufour, come fanno le industrie automobilistiche, che di pubblicità se ne intendono, o come fa Barilla con il Mulino Bianco. 

La lettura dona la felicità e in qualche caso cancella le rughe. Chi può dimostrare il contrario? (pubblicità iperbolica). 

Sono invece contrario al terrorismo argomentativo tipo Benetton che fa parlare della pubblicità stessa e non del prodotto. I manifesti-shock di Benetton hanno fatto parlare molto della pubblicità, ma dubito che abbiano fatto vendere molti maglioni. Detto questo, io non sono contrario alla pubblicità tradizionale. Non disprezzo quello che c' è. 

I premi per esempio, anche se invece di incoraggiare la lettura di libri intelligenti anche se difficili, tendono a premiare libri che hanno già successo da se stessi o che si presume possano averlo. Il motivo è semplice. I premi vogliono fare pubblicità soprattutto a loro stessi attribuendosi poi il merito del successo del libro premiato, che in realtà ci sarebbe stato comunque. Se le vendite aumentano dopo il premio, è anche perché gli editori su un libro premiato investono volentieri decine di milioni di pubblicità. Ma già il fatto di indurre gli editori a spendere in pubblicità è un merito non da poco. 

Insomma la pubblicità è sempre utile, qualunque sia la forma che adotta. 

Per esempio i saloni o le fiere del libro come questo di Torino o quelli di Francoforte, Bologna, Bordeaux, Parigi. Ma questa la definirei pubblicità di primo grado, che serve ad avvicinare ai libri un pubblico intimidito dalle librerie e che finalmente si trova a contatto diretto con questo oggetto misterioso e pericoloso, può toccarlo sfogliarlo comprarlo e portarselo a casa. Soprattutto si tratta di allontanare l'idea che, acquistato un libro, la lettura sia un dovere. 

Fruttero e Lucentini su questa linea hanno proposto di saltare le prime 40 pagine del Robinson Crusoe, io ho proposto, quando un libro è troppo lungo, di leggere solo le pagine di destra, le pagine dispari.

Chissà se questo carosello "Supercortemaggiore" è stato scritto e prodotto da Luigi Malerba.




venerdì 22 aprile 2016

Upcycled Words di Daniele Cima

Daniele Cima è un bravissimo art director e graphic designer: per alcuni (tra cui il sottoscritto), il più bravo d'Italia.

Nei primi anni novanta era direttore creativo in J.Walter Thompson Milano. Ricordo che il suo arrivo provocò una piccola grande rivoluzione nel reparto: insieme a lui, arrivarono nuovi copywriter e art director. L'intento era quello di alzare la qualità creativa delle campagne e vincere qualche premio importante.

Riuscì a centrare entrambi gli obiettivi.

Per noi giovincelli, la direzione creativa di Daniele servì da sprone e confronto. Ci rese consapevoli delle infinite e reali possibilità della creatività, sempre osando con rigore di gusto e stile incisivo. Un vero maestro di originalità e craftsmanship.

Qualche giorno fa Daniele ha fatto una bellissima mostra intitolata "Upcycled Words", diventata anche libro.

Ha preso 55 headline di 55 copywriter che "da tempo erano rimaste mute come pesci, e le ha fatte riaffiorare a nuova vita; le ha rimesse al mondo operando come graphic-artist in solitario..." (così scrive Daniele Ravenna, suo amico e strepitoso copywriter).
celebri copywriter che da tempo erano rimaste mute come pesci, e le ha fatte riaffiorare a nuova vita; le ha rimesse al mondo operando come graphic-artist in solitario - See more at: http://blog.adci.it/adci/upcycled-words-by-daniele-cima-altro-che-scorie/#sthash.h12RTXlF.dpuf

che da tempo erano rimaste mute come pesci, e le ha fatte riaffiorare a nuova vita; le ha rimesse al mondo operando come graphic-artist in solitario, - See more at: http://blog.adci.it/adci/upcycled-words-by-daniele-cima
Dal sito di Daniele Cima, ho tratto alcune immagini: secondo me vi piaceranno.